Un luogo di incontro,di confronto,di dialogo,di ascolto,di denuncia,per ristabilire la normalità ed il rispetto delle idee politiche e religiose

domenica 20 maggio 2018

Il racconto : Soggiorno all' Ascalesi








di Ernesto Nocera






Sono stato "ospite" dell'ospedale Ascalesi per una decina di giorni. La mia malandata salute aveva bisogno di una revisione.

L'Ascalesi , per chi non lo sapesse, è un antico ospedale cittadino posto ai confini di Forcella ed ospitato in un ex convento del'500. Bellissima porta originale ( malandata ) in mogano e radica e con una sorridente Santa Agrippina ed un severo Sant'Agostino che vi attendono nell'atrio barocco. Tutto sommato funziona bene sopratutto grazie all'impegno di medici ed infermieri. Il vitto è quello che è:igienico,dietetico ,scarso di sale .Non lo consiglierei ad un gourmet . Si sopravvive.

Nella stanza ,con tre letti, c'era un giovane uomo con un problema serio. Ovviamente circondato da mamma,sorelle e zie. Una di queste zie abitava nei pressi dell'ospedale. Osservando il cibo "malinconico" che veniva dato al nipote decise di venire in suo soccorso. La prima sera ( purtroppo non c'ero) si presentò con una fumante zuppiera di mezzanelli allardiati. Spiegazione per gli amici nordici : Trattasi di un particolare tipo di maccheroni di piccolo calibro serviti con una salsa a base di lardo tritato e soffritto , cipolle e pomodori e conditi con abbondante pecorino e pepe . Una delizia.

La sera successiva stessa scena ma con un diverso protagonista : Pasta e patate con provola e parmigiano . Solo il profumo fa resuscitare i morti . La sera del mio arrivo, mi trovai davanti una malinconia vaschetta di alluminio di pastina in brodo vegetale . Mentre cercavo di farmene una ragione arrivò il mio angelo salvatore "sub specie" di un'anziana donna del popolo che recava una fumante "scafarèa" di virz'e riso ( riso con le verze) , completo di cotiche e scorze di parmigiano. I napoletani se la tirano poco col riso. Ci sono pochi usi : o sotto forma "sanitaria" di riso bollito al burro se si hanno problemi intestinali oppure come palle di riso , timide cugine degli arancini siciliani .Altre due preparazioni sono il "sartù di riso" ,monumento culinario di origine francese e l'autoctono e saporito riso con le verze che richiede nella ricetta la presenza di cotiche di maiale e scorze di parmigiano . La ricetta originale prevedeva l'uso del " mascariello" ovvero della guancia del maiale.

 In tempi di ossessione dietetica tale leccornia è sparita dal mercato. Il profumo della scafarèa mi giunse mentre , come vi ho detto, contemplavo una vaschetta con qualche cucchiaio di pallida pastina galleggiante in una pozzanghera di acqua colorata denominata pomposamente brodo vegetale.

Mai decisione fu più rapida : Immediato svuotamento della vaschetta nel gabinetto e sua presentazione al "cuppino" della officiante il rito di virz'e rriso con preghiera di aggiungere la rituale cotica e qualche crosta di parmigiano liquefatta dalla cottura.

Per quella sera mi salvai e vidi la vita con occhi diversi. Ci mettemmo a chiacchierare ( e ti pareva) e la signora mi narrò una storia che vi ripeto.

Da buona napoletana la signora ,ogni domenica si alza alle 5 e verso le 6 mette a cuocere il ragù, compagno fedele delle domeniche napoletane.: Muscolo di vitello,"gallinella" di maiale salsiccia, polpette e un cucchiaio di sugna ( ce vo’). La carne va rosolata insieme alla cipolla tritata e sfumata con un pò di vino rosso . Si aggiungono i pomodori , si abbassa il fuoco e si aspetta . Quando la carne è cotta la si tira fuori , si mette in un piatto al caldo e ,a fuoco lentissimo , si lascia il ragù a "pippìare" ( accento sulla seconda "i"). Verbo onomatopeico riservato al ragù e solo a lui. La densità della salsa e la tenuità del calore fanno sobbollire il composto .

Il vapore si fa strada a stento nella densa salsa e arriva in superficie con un flebile "plop" In questo lento succedersi di sospiri di vapore accompagnati dal "plop" sta l'essenza del pippìare. Verso le 11 la signora spegneva il fuoco ed andava al cimitero per rinnovare i fiori sulla tomba del suo bellissimo marito ( vista la foto. Vero) morto a 37 anni sul lavoro. Lasciava a casa una numerosa , affamata e giovanile turba:I figli/e e relativi fidanzati/e ed amici . C'è poco da fare : il ragù profuma ed i ragazzi , inconsapevolmente aderendo all'aforisma di Wilde :" Resisto a tutto fuorché alle tentazioni" vi si abbandonavano commettendo il più orrido dei delitti: Inzuppavano il pane nel ragù.

NON SI FA MAI ! Capirete che dopo le incursioni di una dozzina di gagliardi appetiti di ragù ne restasse poco. Così la signora , una domenica , con napoleonica decisione avvolse il tegame del ragù in una tovaglia e lo portò con sé al cimitero . L'accompagnava la sorella . Parcheggiano , comprano i fiori e si avviano : Lei ,d'un tratto , si ferma e fa : Un momento! Ma se mi rubano la macchina rubano anche il ragù- Non sia mai. Torna indietro ,si riprende la "mappata" e la reca con sé . Mentre accudiva al pietoso compito di sostituire i fiori il tegame col ragù era appoggiato sulla tomba dell'adorato Salvatore. Certamente quell'aroma sarà salito in cielo come i fumi di un'ara votiva. Immagino che a quel gradevole effluvio nostro Signore ,affacciandosi dalla sua nuvoletta , chiamasse Pietro dicendo: Neh!Pietro ma cos'è questo odore? Pietro ( detto 'o rusecatore perché non gli va mai bene niente) risponde sgarbato : Signore e che deve essere ? E' quella pazza di Assunta che si è portata il ragù al cimitero per non farlo mangiare ai figli!

Nostro Signore, con le narici colme di quell'aroma,  guardando Pietro con un largo sorriso e lo sguardo sornione, strofinandosi le mani dice : Pietro , dì la verità, ho fatto bene a creare i napoletani . Sono venuti così bene che è una soddisfazione. Pietro ( 'o rusecatore) di malumore gli risponde : Pure DeMa , Signore? " Ma sì " - fa il buon Dio-Pure lui. E' un poco viziato ma ,in fondo in fondo, è 'nu bbuono vuaglione pur 'isso ! ( Dovete sapere che quando il Padreterno è di buon umore parla in napoletano) Tornata a casa Assunta trovò la giovanile turba in angoscia: Mammà , ma non hai fatto il ragù? Lei spiegò la sua decisione ed i ragazzi promisero che non l'avrebbero fatto più. Assunta mi garantì che la promessa non venne mai rispettata. CVD: Come volevasi dimostrare

giovedì 3 maggio 2018

E bravo Matteo !



Nel precedente articolo, ho definito Matteo Renzi 
Il peggiore democristiano della storia repubblicana,
 il peggiore doroteo 
dei nostri tempi, 
uno dei perdenti della politica di quella che viene definita seconda Repubblica che, però, nella Direzione del Partito Democratico ha riportato finalmente una vittoria imponendo 
il veto ad un eventuale accordo di governo con il M5S.

Un segretario reggente pro-tempore Maurizio Martina sconfitto prima e dopo la direzione che per dignità avrebbe fatto bene a rassegnare le dimissioni avendo constatato la propria inutilità e la sua subordinazione al segretario dimissionario; per completare il quadro il reggente cosa fa? Chiede la fiducia per gestire il partito fino all'Assemblea.



Questi i fatti, il Partito Democratico prende le distanze dai 5Stelle che, in verità, non hanno brillato in quanto a coerenza e disponibilità di accordi a destra e a manca purché il Presidente del Consiglio si chiamasse Luigi Di Maio. Strano modo di fare contratti , un po' come l'ex cavaliere che sottoscrisse il contratto con gli italiani che tutto era tranne che un accordo tra le parti.

Ma è sul Partito Democratico che è bene fare qualche riflessione, su quelle strane alleanze nate da patti perversi e il cui epilogo ancora non è arrivato al capolinea.

I grillini, a farla breve , sono stati considerati meno affidabili della gamba di Silvio Berlusconi al Governo con i vari Alfano, Verdini, Pinotti, etc., (a meno che ci sia ancora chi crede alla favola dei traditori di Forza Italia), che ha garantito l'esistenza in vita dei governi voluti da Giorgio Napolitano.

Va riconosciuto a Matteo Renzi di aver finalmente messo a segno un colpo vincente dopo dure sconfitte e arroganti provocazioni, una vittoria che gli ha ridato centralità nel partito, una vittoria che potrebbe avere risvolti a breve termine nell'ipotesi di un governo di ispirazione dell'immortale che rinnoverebbe di fatto quel patto scellerato anche sotto mentite spoglie.

E' davvero sorprendente come si siano piegati di punto in bianco i signori del dialogo con il Movimento - e non parlo del personaggio della finta e inutile opposizione interna che porta il nome di Cuperlo - ma di quella parte, Martina compreso, che in meno di 48 ore, dopo aver denunciato pubblicamente l'impossibilità di gestire il Partito successivamente alle dichiarazioni dell'ex segretario nella succursale di Vespa presso Fabio Fazio, hanno di colpo cambiato idea.

Una soluzione alla crisi sarà stata ispirata e trovata e con molta probabilità, avrà condizionato la direzione del Partito Democratico e Matteo Renzi, evidentemente bene informato, avrà inferto il colpo anticipando eventuali alzate di testa e mettendo tutti in riga, evidentemente avrà lasciato intendere che ne varrà la pena.

Ammetto di averlo sottovalutato negli ultimi tempi ma è il destino degli arroganti e perdenti giudicati spesso troppo sommariamente sottovalutandone talvolta i colpi a sorpresa e altri che non si faranno di sicuro attendere.

Quando verrà portato a termine il disegno perverso quel Patto sarà definitivamente compiuto e il PD potrà intonare il de profundis.

Mentre continuano i vertici, incontri, ospitate nella terza Camera del Paese e nella sua succursale, il Paese attende che siano affrontati i temi che contano, il lavoro su tutto e i servizi a sostegno in particolare per i più deboli, che sia dato ossigeno ai Comuni strozzati e, nel caso di Napoli, che sia liberato dallo strozzinaggio di Stato e dai ricatti del Governo centrale.



martedì 1 maggio 2018

Il peggiore democristiano della storia repubblicana



L'altra sera è andata in onda nel salotto di Fabio Fazio la peggiore rappresentazione del livello della politica più bassa di questo Paese, paragonabile soltanto al suo clone che ha imperversato come un tumore in questa nostra cara Italia e ancora continua a lasciare metastasi con il consenso di una parte degli italiani e, purtroppo, anche di qualche 
alta autorità dello Stato.

Il rottamatore del Partito Democratico e degno allievo del maestro ha pubblicamente inferto un altro colpo al suo, ancora per poco, partito fregandosene dell'attuale reggente e di una riunione di direzione convocata per decidere se accettare o meno una intesa con il M5S per la formazione di un governo.

Tralasciando il teatrino del piazzista che chiede accordi a destra e a manca - tanto tutto fa brodo purché faccia il Presidente del Consiglio – in perfetto stile berlusconiano Matteo Renzi decide di anticipare l'esito di una riunione ancora da farsi, comunicando come fosse il padrone del PD che nessuno voterà a favore.

In poche parole colui che sconfitto solennemente al referendum costituzionale, sconfitto platealmente nella recente consultazione elettorale, non più segretario del partito imita il gesto dell'ex cavaliere al Quirinale, gettando per aria Salvini e la Meloni appropriandosi del microfono, così il perdente Matteo Renzi manda all'aria
 Martina e tutta la direzione.

Stessa arroganza, stessa voglia di riaffermare la propria supremazia su tutto e tutti e continuare il percorso di presa di distanza per uscire dal partito e costituire una propria forza centrista che magari raccoglierà anche i brandelli di ciò che resta di Forza Italia garantendole continuità.

A parte l'ex cavaliere che è un caso patologico più unico che raro, nella vecchia D.C. mi ricorda soltantoqualche personaggio della corrente dorotea ,veri padroni del partito, che qualche responsabilità nel massacro sia della D.C che dell'uccisione di Aldo Moro pur l'avranno avuta,  ma la sfacciatagine del perdente Matteo Renzi 
ha superato ogni limite.


domenica 29 aprile 2018

La Poesia di Carlo Fedele/5

Con questa Domenica si conclude la pubblicazione di alcune poesie di Carlo Fedele
 certo dell'apprezzamento di amici e contatti.

Il tempo che viviamo è costellato di timori, insicurezze e difficoltà che rendono la vita di ciascuno carica di ansie e preoccupazioni in particolare per le nuove generazioni alle quali, purtroppo, non siamo stati capaci di
 indicare un futuro.

La Poesia, l'Arte, la Cultura , devono aprirci spazi di speranza, di ottimismo per ridarci il coraggio di riappropiarci dei valori che contano non quelli sbandierati per convenienza o per 
ottusità ideologica.

Carlo Fedele 
con la sua poesia, talvolta cruda ma tenera, in queste domeniche di Aprile ha lanciato un sassolino in quello stagno che è la vita dei tempi che viviamo
 ed io lo ringrazio con affetto e riconoscenza.




SHANGAI  

Strofino la polvere
dai pensieri
ma la nebbia fuori
resta un muro altissimo.
Pur svestendomi dei pesi quotidiani,
questa vita rimane una lunga sala
d'attesa.
Ed i giorni
non sono altro
che bastoncini cinesi da contare...





CHI RIEDUCA CHI  

Le sbarre nel cervello,
i pensieri tra quattro mura.
Il secondino ci ha ingannati,
neppure una feritoia.
Dice che dobbiamo respirare
quando lui respira
e pensare quando lui pensa.
Non è una fortuna per noi
che il tempo scorra veloce.
Tanto non usciremo mai,
se non rubando il grimaldello alla guardia,
il pane alla mensa,

il danaro al costruttore di celle.

domenica 22 aprile 2018

La Poesia di Carlo Fedele /4

La poesia non è una sconosciuta,è a due passi da noi

 e ci può balzare addosso in ogni momento…

La poesia è l’arte che libera il nostro io e 

che riesce a catturarlo in poche parole, 

il diletto degli animi più deboli, 

il rifugio delle menti più folli.



E-STATE AL MARE

E' l'ora che il peschereccio lascia la banchina.
Si avvia lento all'uscita del porto
come lento cade il sole dietro la collina.
Prende il largo,
fino a perdersi a distanza
e solo il ronzio del motore
ne conferma la presenza in lontananza.
Avessi braccia possenti per nuotare,
veloce come un catamarano,
viaggerei dietro la scia come un delfino,
innamorato della polena attaccata alla prua.
Ah! Potessi infilarmi tra le reti,
come un filo d'ago nella cruna!
Andrei su e giù a pescare senza certezze,
ma con la determinazione di arrivare
là dove nessun uomo è mai arrivato.
Per trovare un'isola deserta e riposare;
parlare in compagnia della balena e il cormorano;
veder la tavola di un naufrago da salvare;
scrivere una storia caraibica da inventare;
conoscere i fondali più profondi;
buttare l'ancora senza che tocchi il fondo.
Tuffarsi in acque limpide e catturare
pesci con le mani,
senza l'ausilio dell'amo da innescare;
coralli rossi da manipolare
per farne dei monili da indossare;
solcare il mare, lupo solitario,
come in un documentario da filmare;
scendere in apnea e risalire
portando a galla il granchio del fondale.
Ah! Potessi immergermi e trovare
là sotto il Dio Nettuno,
almeno un dio su cui fidare.
Perché qui sulla terra,
la preghiera è vana.
Quassù, da tempo, non c'è più nessuno.



UN UOMO E IL GABBIANO

Frastuono di stormo
nel porto al tramonto delle reti.
A bordo gli occhi
tumefatti di salsedine
del giorno andato.
Lento è il procedere
e la sirena davanti al faro.
L'approdo è stanco
quanto felice di sbarcare
il pescatore.
L'ultimo gabbiano si apposta,
lo guarda,
spicca il volo.
Si rivedranno domani,
alla stessa ora,
come amanti all'appuntamento.
Allo stesso molo.
E insieme salperanno.
Per mangiare.

domenica 15 aprile 2018

La Poesia di Carlo Fedele/3

Carlo Fedele nasce a Napoli nel 1957. Egli stesso si definisce un “partenopeo doc” essendo nato alla Riviera di Chiaja a due passi dal lungomare Caracciolo e dall’antico cavalcatoio reale (l’attuale Villa Comunale) in uno di quei vicoli dove “nun sponta maje ‘o sole” ma ricco di varia umanità laboriosa ed ingegnosa.  Pur se di famiglia che all’epoca si poteva definire proletaria e numerosa (lui, settimo di nove figli…), riuscì con merito a raggiungere le soglie dell’università pur senza avere la fortuna di laurearsi per le difficili (e spesso tristi) vicissitudini familiari. Fin da bambino amava metter nero su bianco i suoi pensieri fino ad inventarsi “poesie” con l’ingenuità della fanciullezza  al solo cospetto di un elemento naturale o di un fatto di vita, spesso meravigliando per maturità e sensibilità.
Ha collaborato alla stesura dei testi di brani musicali (due sue poesie sono state incise dal maestro Gianni Lamagna) e di opere teatrali in lingua napoletana per conto di appassionati e videomaker locali.
*****************
BONANOTTE
Bonanotte a cchi vene,
bonanotte a cchi va,
bonanotte ê penziere
ca se vanno a cuccà.
Bonanotte a 'sta luna
ca rummane a guardà
chistu munno ccà sotto
ca fernesce 'e parlà.
Bonanotte ê speranze,
bonanotte a chi sonna
e sunnanno 'int''o suonno
se vulesse accungià.
Bonanotte Mari',
bonanotte mammà,
dint'a chesta nuttata

ve vulesse vasà.


Bonanotte stanotte
a chi me vò bbene,
bonanotte a chi sape
e nun pò scurdà.
Bonanotte a cchi fatica
sulo pe' campà,
bonanotte a 'stu munno
ca nun se vò adderezzà.
Bonanotte a cchi tene
'a cannela appicciata,
'na fiammella 'e curaggio,
ca nun vò stutà.
Bonanotte a 'sta mala jurnata,
bonanotte ddimane sarrà
'na canzona, 'na risa, nu strillo

tutto chesto pecchè ha ddà passà.



VULESSE

Vulesse essere mare
si tu fusse ll'onna
e puorto si tu fusse 'o mare.
Vulesse essere sciore
si tu fusse 'o sole
e vvespa si tu fusse 'o sciore.
Vulesse essere cielo
si tu fusse 'na stella
e nuvola si tu fusse 'o cielo.
Vulesse essere funtana
si tu fusse ll'acqqua
e assetato si tu fusse 'a funtana.
Vulesse essere viento
si tu fusse 'o sciuscio
e foglia si tu fusse 'o viento.
Vulesse essere sango
si tu fusse 'o core
e vvena si tu fusse 'o sango.
Vulesse essere vivo
quanno tu si viva
e muorto si tu fusse morta.

BENERITTELO SIA
Beneritto sia 'st'ammore
ca se sazzia 'e pane e ssale,
ca criscimmo a rrose e spine,
ca se 'nfonna e s'arrepara.
Beneritto chi vò bbene
senza maje penzà a ddimane.
Benerette chesti mmane
ca se sanno accarezzà.
Benerette 'sti pparole
ca se parlano annascuso
quann' 'o munno s'arreposa
e sulo 'o mare a murmulià.
Beneritto sia 'st'ammore
ca nun soffre niente cchiù.
Beneritte 'sti dduje core,

llà se vede 'a giuventù

Precedenti pubblicazioni 1 / 8 Aprile 2018